L’ansia è uno stato di attivazione che ci prepara allo scatto per raggiungere un obiettivo o per difenderci da qualcosa.
Tale stato di attivazione è funzionale alla possibilità di raggiungere l’obiettivo nel modo migliore che il nostro corpo è in grado di fare in termini di prestazione. Immaginiamo una leonessa nascosta in attesa di trovare il momento propizio per zompare sulla preda prescelta. Questa iperattivazione funzionale allo scatto è funzionale quando dura qualche minuto ed ha la possibilità di uno “scarico” rappresentato, in questo caso, dallo scatto per prendere la preda. Che la preda sia scappi o meno comunque avviene lo scarico dell’ansia attraverso lo scatto motorio.
Ma cosa accade se la gazzella non c’è? E se non siamo leonesse?
La cosa che ci differenzia dalla leonessa è che prima di poter immaginare di cacciare la gazzella noi ci chiediamo: sarò in grado? E se scappa? Come farò a portare il cibo ai miei cuccioli”; cioè ci mettiamo in discussione in termini esistenziali. La bassa autostima diventa terreno fertile per amplificare paure di fallimento determinandolo.
La paura di sbagliare a causa della convinzione di non essere capaci di… e non essere abbastanza…, ci costringe ad attivare tutti i sistemi di attivazione per essere pronti a fronteggiare cosa? Qualunque cosa possa accadere, perché partiamo dalla convinzione di non essere in grado di fronteggiare la vita.
Si comincia con l’ansia anticipatoria, si cerca di prevedere cosa accadrà per essere pronti a fronteggiare, si cerca di controllare anche l’imprevedibile, che in quanto tale non può essere controllabile, si cerca di controllare le emozioni. In questo modo si entra nel circolo vizioso del controllo come unico ansiolitico che però determina il paradosso della impossibilità di controllo confermando la falsa convinzione di non riuscirci perché non capaci..e si ricomincia.
Cosa fare?
Capire, fare luce sulle basi della costruzione della falsa credenza di non efficacia.
Riappropriarsi delle proprie competenze e risorse rimaste “congelate”
Costruire una immagine di Sé ed una propriocezione riabilitando la funzione specchio della famiglia e della comunità di appartenenza.
Elaborare, ri-elaborare e fare luce.
Sembra facile ma con l’aiuto di uno psicoterapeuta è possibile rivedersi, reinventarsi ma soprattutto ascoltarsi e scoprirsi.



